Champagne

Manuele Pirovano DO

Champagne

L’unicità di un territorio

L’argomento “Champagne” è molto vasto e si potrebbe scriverne o parlarne per ore. C’è veramente molto da dire e perciò è meglio affrontarlo per gradi. In queste poche righe cercherò di spigare perché il territorio dove viene prodotto è unico al mondo e perché ciò è così importante.

Dove si produce lo Champagne?
Prima di tutto è bene ricordare che è possibile produrre lo Champagne solo in una determinata zona denominata appunto Champagne. Essa si trova a circa 150 km a est di Parigi e (delimitata da una legge del 1927) si estende per poco più di 34.300 ettari comprendendo 319 cru (comuni) appartenenti a 5 diversi dipartimenti: la Marna (66%), l’Aube (23%), l’Aisne (10%), l’Alta Marna e la Senna e Marna (1%).

Il clima
Quest’area si trova dunque nei pressi del 49° parallelo nord, proprio al limite settentrionale della coltivazione della vite. E’ infatti molto difficile produrre vino oltre il 50° parallelo, il freddo quasi non lo permette. Possiamo dire che il clima è Oceanico con tendenza al Continentale. Ciò permette di avere temperature costantemente basse e sbalzi termici contenuti tra stagione e stagione, un buon apporto di pioggia e il giusto periodo di soleggiamento in estate. In pratica, esistono rischi di pericolose gelate, ma se l’annata non è sfortunata, si arriva al periodo di vendemmia con una maturazione delle uve adeguata alla freschezza e alla finezza ricercate nei vini di Champagne.

Il suolo
Ciò che caratterizza maggiormente questa zona, oltre alla sua particolare posizione geografica e al suo clima, è il sottosuolo e i sedimenti affioranti. Nella Champagne essi sono in prevalenza calcarei. Calcare, marna e gesso la fanno infatti da padroni in questa zona, conferendo spesso intriganti note minerali al prodotto finale. Milioni di anni fa quest’area era ricoperta dal mare, ecco perché Il gesso della Champagne è composto da granelli di calcite, residui di scheletri di microorganismi marini (detti coccoliti) e caratterizzato dalla presenza di fossili di belemniti (molluschi dell’era secondaria). La sua grande porosità lo rende un vero e proprio serbatoio d’acqua (da 300 a 400 litri per metro cubo), che assicura alla pianta un apporto idrico sufficiente persino nelle estati più secche. Per capillarità, il gesso trattiene l’acqua e costringe la vite a compiere un importante sforzo per assorbirla. Questa situazione provoca, durante la stagione vegetativa, uno stress idrico alla pianta, che favorisce l’equilibrio tra i diversi acidi contenuti nel frutto, gli zuccheri e i precursori degli aromi che emergeranno poi nel vino.

Diverse aree e tre vigneti diversi
I vitigni utilizzati per produrre lo Champagne sono essenzialmente tre, due a bacca rossa, il PINOT NERO e il MEUNIER e uno a bacca bianca ovvero lo CHARDONNAY. Esistono altri vitigni autorizzati (Pinot blanc, Pinot gris, Petit Meslier, Arbane) ma rappresentano meno dello 0,3% del totale.
Esistono poi quattro macro aree dove ciascuno dei tre vitigni trova le condizioni migliori per esprimersi. Esse sono: la Montagne de Reims (dove domina il Pinot Nero in un territorio di gesso profondo), la Vallee della Marne (dove si adatta bene il Meunier in una zona tendenzialmente argillosa), la Côte des Blancs (dove regna lo Chardonnay su gesso affiorante) e la Côte des Bar (anch’essa zona principalmente vitata a Pinot Nero con terreni costituiti da marne argillo-calcaree che si alternano a marne prive di calcare.)

Come si fa lo champagne e come si usano i tre vitigni?
Lo champagne è prodotto con il metodo “Champenoise”, ovvero ciò che noi chiamiamo “metodo classico” (con rifermentazione in bottiglia, come i nostri Franciacorta, Trento D.O.C. etc…) che solo in questa zona può fregiarsi di questo termine. Anche nel resto della Francia infatti lo stesso metodo viene chiamato “Méthode traditionnelle”. (Per chi volesse approfondire, riprenderemo sicuramente il discorso con un articolo dedicato alla spumantizzazione).
Lo champagne può essere prodotto utilizzando un solo vitigno (in purezza) dei tre precedentemente citati, utilizzandone due o utilizzandoli tutti e tre (assemblage). Nel primo caso, se l’unico vitigno utilizzato sarà lo Chardonnay, parleremo di un “blanc de blancs”, letteralmente vino bianco da uve bianche (essendo lo Chardonnay l’unica uva bianca delle tre, sarà per forza prodotto con il 100% di quest’uva appunto). La dicitura “blanc de noirs” invece signifiva vino bianco da uve nere e perciò, nel caso dello champagne, potrà essere prodotto solo col Pinot nero, solo con il Meunier o con l’”assemblage” di entrembe le uve. In tutti gli altri casi, dove non avremo un blanc de blancs o un blanc de noirs, si parlerà di un “assemblage” tra tutte e tre le uve o di un “assemblage” tra Chardonnay e Pinot Nero o tra Chardonnay e Meunier.
Con il Pinot nero si producono vini con un gusto deciso e con aromi che ricordano i frutti rossi, in un assemblage conferisce il corpo e la potenza.
Con il Meunier si ottengono vini fruttati e morbidi con grande prontezza, non ideali per l’invecchiamento. In un assemblage dona rotondità e morbidezza.
I vini prodotti da uve Chardonnay si caratterizzano per gli aromi delicati, arricchiti da note floreali e agrumate, talvolta minerali. E’ il vitigno ideale per l’invecchiamento
Un’altra importante differenza da comprendere è quella tra un millesimato e una cuvée. Per legge lo champagne deve maturare almeno 15 mesi in cantina (almeno 12 sui lieviti) periodo minimo per fare un NON MILLESIMATO, ovvero una Cuvée creata con vini di annate diverse (ciò si fa per trovare continuità nel gusto, proponendo uno champagne sempre simile negli anni). il Millesimato invece è uno champagne prodotto partendo da vini di una singola annata (si fa solo nelle annate migliori) che dovrà maturare sui lieviti per un minimo di 3 anni. Esso sarà lo specchio di quella vendemmia e difficilmente ripetibile, ecco la sua peculiarità. Va detto che tendenzialmente i produttori decidono di fare il periodo di invecchiamento in cantina, sia per le Cuvée che per i Millesimati, molto più lungo di quello imposto dalla legge. Questo ovviamente per avere maggior qualità nel prodotto finale.

Considerazioni finali
Un territorio eccezionale che da la possibilità hai produttori di realizzare vini eccelsi, ecco cos’è la Champagne. Il sottosuolo unico, un clima quasi al limite per la coltivazione della vite e l’esperienza enologica dei suoi vigneron che producono champagne dalla fine del 1600, fanno si che si possano ottenere vini indimenticabili, complessi e intriganti, ma allo stesso tempo freschi e godibili, apprezzati su tutto il pianeta. Spero di avervi acceso la scintilla della curiosità con queste poche righe fatte di informazioni base, con la promessa di tornare sull’argomento per scoprire ancora meglio i segreti di quest’area che produce in media 360 milioni di bottiglie all’anno.

Al prossimo articolo.

Manuele Pirovano

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